Nella stampa i colori non si mescolano fisicamente, basta osservare la fotografia di un giornale, oppure una rivista con una lente di ingrandimento, per accorgersi che l’immagine è composta da innumerevoli punti di colore di diverso diametro che si sovrappongono parzialmente.

Sono piccoli nelle parti chiare e più grandi e rinforzati da altri punti neri nelle parti scure.

La tecnologia che permette la corretta posizione di questi punti è quella dei retini di stampa.

Ciascun velo di punti colorati che forma un’immagine è denominato “retino”.

In prestampa le immagini vengono scomposte nei colori primari di quadricromia attraverso la cosiddetta “retinatura”. Per ogni colore si crea un apposito retino, formato da punti che possiedono un diametro variabile a seconda dell’intensità del colore.
Per evitare errori e mantenere la massima fedeltà alle tonalità originarie, i retini devono essere incrociati sulla pagina con differenti inclinazioni.

I punti sono di dimensioni e frequenza variabile, più i punti sono piccoli e ravvicinati, maggiore è la definizione dell’immagine.

 

 

biodegradabile compostabile

 

Il termine biodegradabile ormai è chiaro a tutti, ma ancora non sappiamo in quanto tempo si decompongono gli oggetti che quotidianamente utilizziamo.

Vediamo alcuni esempi: frutta e carota si decompongono in due settimane, al resto delle verdure non occorre più di un mese, ad eccezione delle bucce di arancia e banana che impiegano 5/6 settimane.

Il materiale leader dell’ecosostenibilità è sicuramente la carta: un tovagliolo si biodegrada in 2/3 settimane, un giornale al massimo in sei. Il cartone invece viene riassorbito in due mesi.

Il tempo medio di decomposizione del cotone è di due mesi, lana invece può impiegarci anche due anni. Ai tessuti sintetici e trattati occorre un periodo più lungo: il nylon dura 30/40 anni, la pelle 50, e uno stivale di gomma fino a 80 anni.

Il legno compensato varia da uno a tre anni, mentre il legno verniciato molto di più, fino a 13 anni.

Scatole di latta 50 anni, alluminio da 20 a 200 anni.

Una bottiglia d’acqua di plastica può durare 450 anni, il polistirolo 80 anni circa, una busta della spesa fino a 20 anni.

Il vetro si sa, la sua decomposizione è da record: 4.000 anni, ma si stima che una bottiglia si decomponga in uno o due milioni di anni.

Non confondiamo biodegradabile con compostabile: la biodegradabilità è la capacità di essere decomposti dalla natura o attraverso l’attività enzimatica di microrganismi così da poter essere assorbiti dal terreno. Questa attività permette di mantenere il regolare equilibrio ecologico del pianeta.

Un materiale è compostabile quando in seguito alla sua degradazione, naturale o industriale, si trasforma in compost, una sostanza simile al terriccio, generalmente utilizzata per la concimazione considerata la sua ricchezza di elementi organici e nutritivi.

La normativa europea stabilisce che il prodotto biodegradabile si decomponga del 90% in 6 mesi, mentre per essere compostabile si trasformi in compost in meno di 3 mesi.

Prestiamo attenzione alle diciture riportate negli imballi, esempio i sacchetti per la raccolta dei rifiuti domestici, per essere idonei alla raccolta di umido, oltre a biodegradabili, devono essere compostabili.

 

 

Addio plastica dalle confezioni multiple di lattine di Coca Cola, dal 2020 in Europa sarà sostituita da una soluzione in cartone per i pack da 4 e da 8 pezzi, mentre per le confezioni più grandi si utilizzerà un altro sistema, sempre in cartone.

I primi paesi saranno Irlanda, Paesi Bassi e Polonia e, successivamente, Italia, Austria, Svizzera e Romania. Entro la fine del 2021, le nuove confezioni saranno disponibili in tutta Europa.

La multinazionale di Atlanta produce il maggiore inquinamento da plastica nel pianeta, e lo testimonia quello che purtroppo viene ritrovato sulle spiagge ogni giorno (indagine di Surfers Against Sewage)

Il noto marchio sta facendo qualche passo avanti sul fronte ambientale o almeno cerca di allinearsi alle tendenze del mercato che chiedono a gran voce di utilizzare meno plastica possibile.

Questo nuovo sistema consentirà di evitare l’immissione sul mercato di 2 mila tonnellate di plastica l’anno, pari a 3 mila tonnellate di CO2.

Coca Cola è stata preceduta dai colossi Heineken e Corona che hanno già abbandonato gli anelli di plastica per soluzioni in cartone, mentre la danese Carlsberg ha creato la prima bottiglia di birra al mondo fatta di carta, realizzata con fibre di legno riciclabili e sostenibili.

Il più grande birrificio argentino, l’azienda Cerveza Patagonia, ha realizzato un Eco Pack con semi vivi, carta biodegradabile al 100% e stampata con inchiostri atossici a base d’acqua. La confezione si può suddividere in più pezzi, piantare ed annaffiare, permettendo così alle piantine di verdura di crescere.

Un piccolo birrificio della Florida, Saltwater Brewery, ha trasformato gli anelli di plastica in anelli commestibili per nutrire pesci e tartarughe. Sono 100% biodegradabili, realizzati con grano e orzo, si sciolgono in acqua in due ore e nel giro di due o tre mesi non ne rimane nessuna traccia, nemmeno se abbandonati in spiaggia.

Finalmente iniziamo a vedere delle svolte green.

 

 

Da qualche tempo si sente parlare di inchiostri a bassa migrazione, ma cosa sono esattamente?

Gli inchiostri di stampa sono composti da sostanze coloranti (i pigmenti) e sostanze di carica che danno all’inchiostro la consistenza. Parte di queste sostanze servono per far asciugare l’inchiostro, con miscele specifiche si ottiene un’asciugatura più rapida. Grazie alla rapidità di asciugatura si limita la produzione di composti organici volatili. In alcuni settori, ad esempio quello alimentare, è necessario ridurre al minimo il passaggio dei composti organici volatili verso il prodotto confezionato, così da non essere pericolosi per la salute umana, modificare la composizione del prodotto o influenzarne le caratteristiche.

 

Gli inchiostri non hanno sostanze nocive al loro interno, tossiche o metalli pesanti, tuttavia è necessario limitare qualsiasi migrazione per assicurare la salute dei consumatori.

 

In Europa il Regolamento UE 2023/2006 stabilisce alcune norme per la fabbricazione di materiali a contatto con gli alimenti, con lo scopo di garantire costantemente la conformità e la sicurezza dei prodotti finiti.

 

Cartotecnica Rigon ha scelto di utilizzare solamente inchiostri di stampa a bassa migrazione in tutte le sue produzioni, non solo quelle del settore food o farmaceutico, così da non impattare sulla salute dei consumatori e sull’ambiente.

 

 

 

 

Le ricerche mostrano che il 30% delle imprese familiari sopravvive alla seconda generazione e solo il 12% alla terza. Si tratta di statistiche piuttosto scoraggianti.

Cosa determina il successo di un’impresa di famiglia? Cos’hanno di speciale le aziende multigenerazionali?

Vediamo quali sono i segreti che permettono di far crescere nel tempo un’azienda, di portarla e mantenerla al successo:

 

– L’unione della famiglia

Una famiglia unita antepone gli interessi comuni agli interessi propri. Con il tempo costruisce la capacità di risolvere i conflitti, impara a conoscere i componenti e a favorire una buona comunicazione tra loro. Costruisce l’unità sulla comunicazione e riconosce che il bene dell’impresa è superiore a qualsiasi altro interesse.

 

– Valori e innovazione

Le famiglie di successo si impegnano nel mantenimento dei valori e sfruttano questa forza. Sull’insieme dei valori familiari basano la propria vision, e da questa costruiscono la mission aziendale. Per continuare a competere in un mercato in continua trasformazione, devono dimostrare la capacità di innovazione pur rimanendo legate ai valori tradizionali.

 

– Preparare le generazioni

Investire nella generazione successiva è un obbligo per tutte le imprese di famiglia che vogliono continuare l’attività nel tempo. Le famiglie multigenerazionali sviluppano le abilità dei successori e li aiutano a trovare la passione per il proprio lavoro, valorizzano la competenza più dell’appartenenza, basandosi sui risultati e non soltanto sulle buone intenzioni.

 

In Italia abbiamo 5 longeve aziende familiari che si discostano dalle statistiche:

1- Pontificia fonderia Marinelli fondata ad Agnone nel 1000

2- Barone Ricasoli fondata a Siena nel 1141

3- Barovier & Toso fondata a Murano nel 1295

4- Torrini fondata a Firenze nel 1369

5- Marchesi Antinori fondata a Firenze nel 1385

Queste famiglie hanno avuto la forza di resistere a guerre, rivoluzioni e trasformazioni, e la capacità di attraversare mille anni alla guida delle loro aziende. Chissà quali sono i segreti del loro percorso millenario?

 

 

Perché i buoni propositi devono essere solo personali? Per un 2020 di successo e soddisfazione, niente dieta, abbonamento in palestra e trovare l’anima gemella, il nostro team ha creato una lista di buoni propositi aziendali:

 

  • Crescere

Il primo obiettivo non può che essere la crescita: dei risultati, dei clienti, dei profitti. Puntare in alto non basta, occorre definire la crescita e il traguardo, mirare a risultati e numeri raggiungibili

 

  • Rendere felice il Cliente

Un cliente soddisfatto è un cliente felice. Un cliente felice è un cliente fedele, perché la fedeltà si conquista giorno per giorno

 

  • Dimostrare l’esperienza

Non vantarsi di essere competenti, ma dimostrarlo. Migliorare le performance aziendali ed essere punto di riferimento per il nostro settore

 

  • Rafforzare la squadra

Il lavoro di squadra divide i compiti e moltiplica il successo”. Ringraziare, motivare e incentivare le persone, perché riconoscere quello che fanno è importante, tanto quanto trattarle con rispetto

 

  • Formazione e aggiornamenti

Apprendere nuovi concetti, nuovi metodi e adottare nuovi strumenti, per imparare a lavorare nel miglior modo possibile. Non servono cambiamenti radicali, ma piccole modifiche per migliorare passo dopo passo

 

  • Essere positivi

L’atteggiamento positivo permette di affrontare le sfide con maggiore decisione e lucidità. Vedere la parte migliore delle cose e delle persone, e tralasciare quelle che non portano alcun beneficio

 

  • Fare una pausa

Da stressati difficilmente si prendono decisioni corrette, fare una pausa in ufficio, camminare, prendere un caffè, sono minuti necessari per spezzare la routine e recuperare forza fisica e psichica. Amministrare bene le nostre energie così da gestire le situazioni di stress

 

  • Chiedere aiuto

Riconoscere i propri limiti, imparare a chiedere aiuto per raggiungere i propri obiettivi e superare le difficoltà. È un gesto di fiducia nei confronti delle persone e rafforza il legame. Collaborare è meglio di competere

 

  • Comunicare

Nella vita è importante fare le domande giuste e saper ascoltare, nel lavoro comunicare è fondamentale. Interagire con le persone, ottenere consenso e collaborazione, riduce le incomprensioni e lo spreco di tempo e energia

 

  • Smettere di rinviare, inizia!

I grandi obiettivi si realizzano con tanti piccoli passi, con impegno quotidiano e costante. Ostacoli e imprevisti sono all’ordine del giorno, ma se decidi che è l’ora della svolta non rimandare al giorno dopo. E poi a quello dopo ancora. Cambia atteggiamento e inizia!

 

 

Ogni giorno la nostra vista viene letteralmente bombardata da immagini.

Considerata l’enorme quantità di messaggi che riceviamo, siamo diventati specialisti nell’interpretare la comunicazione pubblicitaria.

Tutto deve avere una confezione adeguata.

La qualità e la funzionalità dei prodotti viene valutata solo dopo l’acquisto, per questo il packaging è diventato il primo filo conduttore tra il consumatore e il prodotto, deve attrarre il consumatore e indurlo all’acquisto.

Il packaging è l’unico strumento completo che racchiude in sé tutto il necessario: contiene e protegge il contenuto, dà le informazioni per identificare ed utilizzare il prodotto, coinvolge e seduce l’acquirente, definisce l’identità del brand e ne trasmette il messaggio.

Le strategie del marketing sono cambiate drasticamente: identificare e differenziare sono alla base della progettazione. Un buon packaging può essere la mossa vincente nella strategia di vendita di un prodotto, ma se realizzato male, può anche avere effetti controproducenti.

Secondo noi un Buon Packaging deve seguire questi semplici requisiti:

– semplicità di utilizzo: evitiamo una confezione difficile da aprire o impossibile da richiudere, la semplicità vince sempre

– varietà: pensiamo ad una confezione diversa dalle altre, originale e intuitiva, perché spiccare è indispensabile per essere notati

– sostenibilità: in questo momento di forte attenzione verso l’ambiente, utilizziamo solo materiali ecosostenibili e se possibile riciclati, è un punto di forza per il brand.

L’epoca moderna ci porta a riporre un’attenzione estrema verso la perfezione visiva, la stessa importanza che prima ricopriva la qualità del prodotto. Il primo step per riuscire a vendere un prodotto è renderlo appetibile, il vecchio detto “anche l’occhio vuole la sua parte” è sempre più attuale.

grafico UnirimaGrafico di Unirima, comunicato stampa settembre 2019

 

La crisi del settore del riciclo della carta sta mettendo in ginocchio le imprese.

A pesare è il crollo del valore della carta da macero, nel 2019 ha raggiunto minimi storici: da gennaio ad agosto si è registrato un crollo di circa il 41%.

Negli impianti di recupero vengono conferite le raccolte differenziate di carta e cartone provenienti sia dai rifiuti urbani che da attività artigianali, industriali e terziarie. Da tali impianti escono circa 6,6 milioni di tonnellate di Materia Prima Secondaria, di questi, 4,7 milioni di tonnellate vanno alle cartiere italiane mentre il resto, circa 1,9 milioni di tonnellate, viene esportato in prevalenza nel sud-est asiatico.

L’esportazione è quindi un elemento fondamentale dell’intera filiera.

La Cina è il primo importatore di carta da macero mondiale, la diatriba commerciale Cina/Usa ha impattato notevolmente sulla situazione. Il materiale americano è stato dirottato su altri mercati, compreso quello italiano (+16%), provocando un surplus di carta e di conseguenza un affossamento delle quotazioni.

Il problema è quindi di portata globale: negli Stati Uniti, nonostante la ricerca di nuovi mercati per la carta, alcune municipalità hanno deciso di interrompere la raccolta differenziata e ripristinare lo smaltimento di tutti i materiali raccolti perché economicamente più sostenibile rispetto al riciclo.

Le ripercussioni sul nostro settore sono pesantissime ed il numero di imprese che operano nelle attività di recupero e riciclo carta versano in una situazione di crisi. Per decenni le imprese hanno creato valore dalle attività di recupero/riciclo carta, oggi però, proprio quando si parla tanto di Economia Circolare e le direttive europee finalmente ne tengono conto, si assiste ad un notevole deprezzamento della carta da macero.

Un altro problema è la diminuzione di impianti per lo smaltimento degli scarti non riciclabili, e questo porta i costi di smaltimento a cifre stellari che hanno un impatto devastante sulle filiere.

L’opinione pubblica non percepisce l’industria della gestione dei rifiuti come una risorsa, e anziché favorire lo sviluppo di nuove imprese, ostacola sempre più, sia a livello politico che amministrativo locale, la realizzazione di nuovi impianti o lo sviluppo di quelli esistenti. Questo ci rende dipendenti dalla disponibilità di impianti esteri, nei limiti di una legislazione europea orientata a ridurre lo spostamento dei rifiuti e a privilegiare la chiusura in loco del ciclo.

 

In Italia il riciclo di carta copre il 60% del fabbisogno, un primato in Europa. Non solo carta, il riciclo di materie prime in Italia è al 77% contro, per esempio, il 42,7% della Germania.

L’Unione europea si è data l’obiettivo di ricavare dal riciclo l’85% della carta da imballaggio nel 2030, oggi in Italia siamo già all’80%.

La raccolta differenziata però fa sorgere dei dubbi di carattere pratico nel singolo consumatore. Per esempio, i contenitori in tetrapak sono fatti al 74% di carta, al 21% di plastica e al 5% di alluminio: in quale cassonetto vanno riposti? La risposta giusta varia da città a città, a Roma, Milano e Torino la risposta giusta è “carta”. I cartoni della pizza se sono sporchi sono inutilizzabili? Sì e no: quando contengono residui di cibo non possono essere riciclati, mentre se sono solo macchiati d’olio possono essere recuperati, e ne vale la pena, essendo fatti con fibra vergine.

Chi denuncia la carta come nemica dell’ambiente e auspica sostituzione di giornali e libri con i mezzi di comunicazione digitale, il direttore generale di Assocarta, Massimo Medugno, intervistato da La Stampa risponde: “L’universo elettronico non è a impatto zero come sembra: la virtualità esiste, e si basa su infrastrutture fisiche, queste hanno un impatto ambientale, in termini di consumo di energia elettrica e produzione di anidride carbonica. Tenendo conto di tutti i fattori coinvolti, leggere un quotidiano di carta produce il 20% in meno di CO2 rispetto alla lettura online dello stesso quotidiano per 30 minuti».